DesignLa scelta del colore

La scelta del colore

Nel graphic design, il contributo del colore alla realizzazione e valorizzazione del progetto è tanto determinante quanto gli altri elementi della composizione, dal momento che le scelte cromatiche servono anche a rafforzare le idee che si intende portare a livello visual. 

Impressione, Monet, 1872

La scelta del colore ha sempre avuto un ruolo centrale sia in ambito grafico  che artistico, dando luogo a diverse sperimentazioni, tutte con il fine di fornire una rappresentazione il più fedele possibile alla realtà percepita dall’artista. 

Per molto tempo, le opere artistiche sono state realizzate con l’intento di restituire un’immagine che rappresentasse fedelmente la realtà, seguendo la tradizione e le tecniche accademiche, mentre in epoca contemporanea, a partire dagli studi sul colore degli impressionisti, si è iniziato a conferire una diversa interpretazione cromatica della realtà, più sentimentale e romantica, intesa a rendere l’immagine realistica da un punto di vista oggettivo, ma anche compatibile alla percezione sensoriale dell’artista.

Per quanto riguarda la teoria del colore impressionista, essa è prevalentemente incentrata sull’uso di colori brillanti e più saturi. Per dare maggiore luminosità alle proprie opere, sapendo che i colori agiscono operando una sintesi, gli impressionisti mescolavano questi colori direttamente sulla tela, così da conferire un’intensità particolarmente attinente alla diretta percezione della realtà.

Questi artisti avevano iniziato a lavorare con una gamma ben precisa di colori, che assecondasse questa propensione alla luminosità e, al contrario dell’abitudine contemporanea, non usavano ne il bianco né il nero nella loro forma pura: secondo la convinzione impressionista, portata quasi ad estremi filosofici, i due colori non erano presenti in natura, ma erano spezzettati nei frammenti del loro spettro; le ombre impressioniste, con una nota quasi poetica, non risultavano nere, ma piene di colore.


La visione dopo il sermone, Gauguin, 1888

Una linea leggermente diversa, basata sulla comunicazione emotiva dell’immagine più che sulla sua attendibilità, deriva dallo studio condotto da Gauguin verso la fine del XIX secolo. L’impeto vitale originario, oggetto  principale della sua ricerca, viene rappresentato da una varietà di gamme cromatiche brillanti e volutamente anti naturalistiche, ispirate dalla ricerca giovanile di stampo impressionista e, successivamente, dall’arte tribale ed orientale. La componente cromatica delle opere di Gauguin è prodotta dall’accostamento di colori primari e complementari, la cui logica è slegata da quella dell’occhio umano. 

Per Gauguin, il colore era il linguaggio dei sogni: il mezzo per condurre un’indagine approfondita su ciò che il gioco di apparenze della realtà riesce ad occultare. 

Oggi questa linea di pensiero trova ancora spazio nella progettazione di una grafica: la scelta del colore non è necessariamente legata alla resa realistica, ma è funzionale, dipendente da altri criteri come la leggibilità, il contrasto e l’armonia. Non conta dunque che sia plausibile, nel momento in cui risulta sufficientemente comunicativo: il colore diventa, così, uno dei vettori principali del messaggio, parte integrante e attiva della comunicazione visiva, anche tramite associazioni psicologiche e culturali.


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