DesignLa nascita del Product Design

La nascita del Product Design

Nasce il mito dei fratelli Lumiére, 1896

Già dalle prime avanguardie artistiche di metà 1800, la forma inizia ad assumere un significato preminente e fondamentale: fra chi sostiene che la forma pura e semplice sia alla base di una rappresentazione completamente idealistica, chi la attribuisce all’espressione dello stato d’animo di uno specifico momento, c’è qualcuno che vede in questo processo di idealizzazione un vano proposito. Fatto sta che la preminenza della forma resterà una tendenza che troverà largo consenso fino al secolo successivo, prima in ambito artistico e, successivamente, per quanto riguarda la produzione di beni di consumo. 

Per far in modo che gli oggetti tecnici assumessero una pregnanza formale ci si rivolse alle discipline artistiche con l’obiettivo di creare beni di consumo che rispondessero alle regole di mercato, ma che fossero anche capaci di riflettere le dinamiche culturali del contesto da cui nascevano.

Composizione n.III, Mondrian, 1935

Nei primi decenni del 1900 il concetto di “arte”, che aveva assunto un significato specialistico nel corso del XVIII secolo, sposta gradualmente l’accento dall’abilità alla sensibilità – residuo di ideologie di stampo neoclassico-romantico – .

Nella realizzazione di beni di consumo, protagonisti della cultura di massa, si iniziò a ricercare una forma esteticamente gradevole, la cui armonia però non andasse ad inficiare sull’utilità, altro valore sociale fondamentale.

Questo sistema di sviluppo del prodotto era già insito alle produzioni cinematografiche, in cui possiamo trovare l’arte industriale per eccellenza: comunicazione visiva prodotta attraverso la meccanizzazione, sulla scia della fotografia e delle applicazioni che erano derivate da questa invenzione.

Nella creazione della cosiddetta “arte di massa”, a cui si arrivò tramite una tecnologia che li costrinse a dar vita a nuove modalità espressive, cinema e design furono coevi: inaugurarono insieme quel concetto di riproducibilità tecnica che decise il destino degli oggetti d’uso tanto quanto quello degli oggetti artistici.

Warhol, Coca Cola, 1960

Entrambi furono sia fautori che propulsori di un’arte che la grande produzione aveva reso implicita nella vita quotidiana: l’analogia fra design e cinema è fondamentale nell’illustrare come la società industriale e di massa abbia creato una propria arte, autonoma e basata su un rapporto privilegiato con la tecnica, standardizzata eppure allo stesso tempo esponente di una forte espressività individuale. Tuttavia, tale analogia si limita a titolo puramente dimostrativo, e non può essere ulteriormente ampliata, dal momento che, andando ad analizzare da vicino i prodotti delle due discipline, le opere cinematografiche si distinguono per un carattere narrativo che nel design non ritroviamo.

Inoltre, mentre nel cinema il fine dell’opera è prevalentemente artistico, nelle opere di design la relazione si inverte: nella storia del design è ricorrente l’oscillazione tra artisticità e tecnicità delle opere prodotte, costantemente alla ricerca del giusto compendio.

Perciò, nel cercare un modo per conferire agli oggetti d’uso quel carattere narrativo, che era loro precluso dalla materialità muta che li rendeva tali, il Product Design, fin dai suoi albori, ricorse fortemente all’arte visiva, la quale per definizione è in grado di narrare ogni tipo di storia senza il bisogno di una singola parola scritta o pronunciata. Nonostante questi prodotti facciano parte di quella che si definisce “produzione di massa”, concetto che implica una connotazione impersonale, al netto di queste informazioni si può invece capire quale fu l’impegno per conferire loro un profilo contenutistico di un certo spessore.

Scroll up